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Diete dimagranti

Questo articolo sulle diete dimagranti è stato consigliato da La Repubblica, MediasetOnline e da Panorama ai loro lettori, rispettivamente in data 21-01-1999, nell'inserto "magri e belli", in data 31-08-1999, nell'articolo "Tutti in forma con la Rete" e in data 04/05/2000, nell'articolo "La dieta è servita anche su Internet".

Questo articolo sulle diete per dimagrire è online da 12 anni ed è stato consultato finora da oltre mezzo milione di persone.

 

 

 

 

 

Diete dimagranti - come dimagrire

Le bacche di goji - benefici per la salute delle bacche di goji biologiche

Diete: un'ipotesi di programma dimagrante

Premessa: Un programma dimagrante non può essere confuso con le diete dimagranti.

In una società quale la nostra in cui il problema "eccesso di peso" è di sempre maggiore interesse ed anzi sta registrando un brusco incremento per diffusione e conseguenze, è anzitutto necessario chiarire due concetti di base che non verranno mai abbastanza ripetuti ma che sono alla base di tutto quanto riguarda la volontaria riduzione del peso corporeo. Una dieta bisogna volerla fare.

Diete - far dimagrire è un atto medico

Anzitutto…

Dimagrire è un procedimento che mette in atto trasformazioni sostanziali del corpo coinvolgendo sia il lato fisico come quello psicologico e determinando importantissime conseguenze sanitarie. Far dimagrire è pertanto un atto medico. Una cura, al pari di tante altre, con cui modificare uno stato da patologico a normale. E’ anche una necessità sempre più diffusa e per questo motivo un atteggiamento commerciale e troppo disinvolto, sia da parte di molti Medici come di moltissime Industrie non mediche, sta stravolgendo i termini del problema tanto quanto non avviene forse in nessun altro campo della Medicina.

In questa Società che ci bombarda letteralmente di nozioni, vere e false informazioni, vere e false novità è facilissimo perdere l’orientamento e cadere in trappole che operatori talvolta senza scrupoli mettono in atto per catturare disponibilità e denari…

Ecco perché prima di iniziare una dieta, ossia un procedimento medico per la perdita di peso, occorre riappropriarsi di tutte le certezze possibili. Di tutti quei punti fermi che per varie cause si sono persi o si possono perdere.

Diete - in pratica

  • Quali sono i termini di un vero problema di peso?
  • Qual è il reale problema di peso?
  • Quali sono i metodi realmente efficaci?
  • quali sono gli errori da non commettere?

 

Inoltre…

Dimagrire non significa soltanto "fare diete dimagranti". Il dimagrimento si attua sempre su più fronti e deve obbligatoriamente essere realizzato con l’intervento coordinato di più meccanismi curativi. Un corretto piano dimagrante non può prevedere solo la dieta quale terapia di base. Essa è senz’altro il cardine di una corretta riduzione di peso ma l’efficacia di tutto il trattamento non consiste solo nella semplice riduzione della massa adiposa e quindi del peso corporeo.

Da un lato è necessario che tale riduzione avvenga nel modo più corretto possibile e che l’impostazione della dieta sia realizzata su parametri precisi ma dall’altro si dovrà considerare come il miglior risultato sia l’acquisizione della capacità di poter mantenere nel tempo gli eventuali risultati raggiunti.

Diete - la prescrizione di una dieta dimagrante non deve essere mai fine a se stessa

La prescrizione di una dieta, pertanto, non dovrà mai essere considerata fine a sé stessa bensì come un programma mirato al raggiungimento di una adeguata educazione alimentare e, più in generale, di vita. Per questo motivo una terapia dimagrante seria e corretta è sempre un programma multidisciplinare in cui intervengono e si integrano possibilità di cura diverse e complementari.

In pratica…

Le possibilità che la scienza offre alla terapia del sovrappeso sono:

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Diete - cosa fare prima di iniziare un programma dimagrante?

Valutazione delle condizioni cliniche generali

E’ necessaria un'attenta analisi medica del sovrappeso, delle sue possibili cause, delle eventuali patologie collaterali direttamente o no dipendenti. Un’indagine clinica generale e specifica quindi. Esami del sangue clinici e strumentali, secondo le indicazioni che si presenteranno al Medico per chiarire non solo le possibili cause ma anche le possibili conseguenze fisiche della situazione di sovrappeso.

Le indagini antropometriche

Un inquadramento preciso deve porre subito la definizione della condizione di sovrappeso e, di conseguenza, del risultato ragionevolmente proponibile. Una particolare considerazione deve riguardare, cioè, la valutazione ragionevole del peso da perdere o meglio del peso da raggiungere.

Diete - la massa grassa, la massa magra, la massa corporea

In pratica…

  • Il Peso ideale. E' quel peso al quale statisticamente un organismo ha le minori probabilità di ammalarsi. E' un concetto teorico, spesso difficilmente applicabile, ricavabile da apposite formule che tengono conto dell'altezza e di altre misure corporee. Per questi motivi si tratta di un parametro che ha perso molto del suo significato e oggi non è più corretto utilizzarlo come punto di riferimento in un programma dimagrante.

  • Il Peso desiderabile è un concetto più pratico, molto personale. Si tratta di quel peso al quale ognuno di noi ricorda di essere stato bene e al quale vorrebbe tornare.

  • Il Peso ragionevole o razionale è quel peso che è ragionevolmente possibile desiderare di raggiungere alla luce delle condizioni generali e oggettive di salute. E' un concetto moderno e di buon senso che permette di evitare proponimenti spesso assurdi e irraggiungibili.

  • L’Indice di massa corporea (meglio conosciuto come BMI). E’ l’indice più usato e più attendibile. Viene definito da un particolare calcolo in cui il peso viene poi diviso per il quadrato dell’altezza. Il numero risultante, confrontato con una tabella di riferimento, definisce la condizione di sottopeso, normopeso, sovrappeso oppure obesità di primo, secondo terzo grado.

Chi ha Microsoft Excel può cliccare su questi link ed inserire nel foglio che si aprirà il proprio peso e la propria altezza, per verificare il valore di BMI. 

 BMI Donna

  BMI Uomo

 

     

18,5 - 23

19,5 - 24,5

Peso normale

23 - 28

24,5 - 30

Sovrappeso oppure obesità di primo grado

28 - 40

30 - 40

Obesità di tipo medio o di secondo grado

+ di 40

+ di 40

Obesità di tipo grave

- di 17,5

- di 17,5

Magrezza patologica

 

  • La massa grassa e la massa magra. Sono concetti moderni e significativi. E’ possibile, infatti, considerare ogni organismo come composto da questi due compartimenti che devono essere nelle giuste proporzioni e misure a seconda di età, sesso, attività fisica, ecc. Data la facilità con cui oggi è possibile compiere la misurazione di questi compartimenti è illogico e scorretto non farvi riferimento.

  • Il vero obiettivo di ogni terapia dimagrante è solo ed esclusivamente la perdita di tessuto adiposo, cioè di "grasso" e con esso realizzare la perdita di peso.

Accanto, dunque, ai consueti esami medici e di laboratorio, una particolare importanza per la prescrizione di diete rivestono tutti quegli accertamenti strumentali volti alla quantificazione, il più esatta possibile, dei dati antropometrici di interesse dietologico: le indagini antropometriche. Ciò che sostanzialmente interessa nel programmare una terapia dimagrante è di dare una precisa risposta ad una domanda: "Quanto peso deve essere perso?" e cioè: "Quanto tessuto adiposo (cioè quanto "grasso") deve (e può) essere perso?"

Risulta evidente che non è possibile rispondere se prima non sappiamo "Quanto del nostro peso è dovuto al tessuto adiposo? In altre parole: Quanto grasso abbiamo nel nostro corpo e dove è disposto?

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In pratica…

  • Il rilievo di peso e altezza E’ una delle più comuni operazioni da effettuare nel corso della prima osservazione clinica ma si tratta di dati del tutto insufficienti per una corretta valutazione preliminare. Vi sono altre e più complete Indagini da compiere per un adeguato inquadramento.

  • La valutazione della composizione corporea La misurazione della Massa Magra, della Massa Adiposa e dell’Acqua Corporea Totale è un accertamento obbligatorio. Questa "analisi delle masse", viene oggi condotta anche con procedimenti di estrema semplicità ma di accurata precisione. Una delle tecniche più semplici ma più accurate è la "Body Imepedance Analysis (B.I.A.)" o "Impedenziometria Corporea". La cui esecuzione assomiglia grosso modo ad un Elettrocardiogramma. Sfrutta la diversa conduttività dei tessuti del corpo alla corrente elettrica ed offre dati di estremo interesse.

  • La distribuzione del tessuto adiposo è un altro rilievo di utilità straordinaria. Si tratta in pratica di arrivare non solo a definire quanto grasso è presente nel corpo ma anche dove è distribuito. Per una utile valutazione della distribuzione adiposa alcuni metodi tecnici possono essere di grande aiuto ( TAC, Ecografia) ma anche il semplice rapporto tra la circonferenza dei fianchi e della vita è un ottimo indice (WHR)

Diete - l'Indagine alimentare

Si tratta di un ulteriore procedimento preventivo. E’ importantissimo sia per il Medico come per il Paziente stesso rilevare quale sia la condotta alimentare globale del periodo che precede la visita. Tentare, cioè, di capire:

Quanto e quali cibi vengono viene giornalmente introdotti (in pratica quante calorie e quali principi nutritivi).

Come viene scelto (viene fatta una programmazione e una spesa periodica oppure la preparazione dei pasti viene improvvisata in base a "quello che c’è", ecc…).

Dove viene consumato (a casa, al ristorante, al bar, seduti a tavola oppure in piedi velocemente, ecc. …).

Com’è l’organizzazione della giornata alimentare (i pasti sono regolarmente tutti consumati? Alla stessa ora? Quanto tempo durano? ecc. …).

In pratica, attraverso una vera e propria indagine, basata a volte su un semplice colloquio, a volte su questionari via via più precisi, a volte su un vero e proprio diario, è importante comprendere, quale consumo di Calorie e di singoli nutrienti comporti l’alimentazione seguita fino ad oggi e, di conseguenza, quali modifiche apportare alla scelta e alle quantità. Ciò sia per ottenere una dieta dimagrante ma soprattutto per saper fornire tutte le indicazioni più corrette per la realizzazione di un regime alimentare corretto e valido.

Una prescrizione dimagrante, o una delle tante diete, che non si basi su una indagine alimentare non si poggia su alcuna base concreta, non potrà comprendere le esigenze del singolo individuo e non potrà apportare nulla di corretto.

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Diete - Le valutazioni psicometriche

E’ forse la parte che oggi si è dimostrata più importante nella impostazione di un trattamento dimagrante. E’ sempre necessario dare molta importanza all’aspetto psicologico del rapporto che ognuno di noi ha con l’alimentazione. Rapporto che deve essere sempre adeguatamente valutato.

La pericolosità del recupero di peso al termine delle diete

Occorre non dimenticare mai che studi scientifici sempre più numerosi hanno ormai dimostrato la grave pericolosità dei recuperi di peso al termine delle diete. La "Sindrome del Peso Fluttuante" o dello "Yo-Yo" appare come una condizione patologica sempre più seria e ricca di conseguenze per la salute. E’ pertanto necessario portare una sempre maggiore attenzione non tanto al calo di peso o peggio alla sua velocità quanto alla sua stabilità. Occorre cioè garantire, per quanto più sia possibile, che il peso correttamente perso durante il periodo della dieta non venga più ripreso.

Per tentare di evitare quindi il recupero dopo un dimagrimento non vi è altra strada che apportare alla propria alimentazione e al proprio rapporto con il cibo tutte quelle modifiche che possano permettere un comportamento alimentare stabile e duraturo nel tempo.

La valutazione preventiva del rapporto con l’alimentazione permette una migliore comprensione dei problemi interiori e, di conseguenza, la messa in atto di tutti quei provvedimenti, per la maggior parte di tipo comportamentale che permettano di modificare un rapporto con il cibo errato.

Diete - l'influenza degli stati emotivi sul mangiare

Tutti noi sappiamo come gli stati emotivi possano influenzare il modo di mangiare. Si mangia per rabbia, per delusione, per compensare stress ed emozioni negative o per celebrare emozioni o avvenimenti positivi. Comportamenti di questo tipo possono essere alla base di un aumento di peso e, se non adeguatamente modificati durante la fase di dimagrimento, possono essere alla base di un nuovo aumento di peso.

Si è spesso portati a trascurare questo aspetto di una cura dimagrante, concentrando più l’attenzione sul desiderio di risultati veloci e spettacolari. In realtà ogni calo di peso, anche se importante, privo di una modifica del comportamento è destinato a risultare instabile.

La valutazione del comportamento alimentare può essere realizzata in vario modo ma in genere con un semplice colloquio orientativo o con la compilazione di questionari standardizzati (psicometria).

Quest’ultimo procedimento poi acquisisce un valore particolare proprio perché attuato da vari anni ormai su milioni di persone con la conferma di un valore straordinario.

Diete - la psicometria del comportamento alimentare

La valutazione del comportamento alimentare o meglio la psicometria del comportamento alimentare ha ormai raggiunto una tale importanza da apparire come uno dei procedimenti diagnostici principali per l’elaborazione di una dieta dimagrante, tanto viene ormai imposto come "moralmente" necessario da sempre più associazioni di Specialisti.

Diete - fame, appetito e condizionamento psicologico

Un dato di fatto è assolutamente indiscutibile: un numero elevatissimo di atteggiamenti che l’uomo ha nei confronti del cibo nasce da un condizionamento di tipo psicologico.

Noi, a differenza degli animali, abbiamo una Psiche, un inconscio. Il rapporto con il cibo è uno dei primi contatti con il mondo esterno, fin dalla nascita, e come tale può riempirsi di mille significati.

Mangiamo per ansia, per nervosismo, per solitudine, per compensare dispiaceri e frustrazioni, per sfogare inquietudini, stress, depressioni ed eventi negativi, per gola, per automatismo, per placare rabbia e tristezza, per passione ma anche per gioia, per celebrare eventi piacevoli o per godere della compagnia di amici e parenti… e per fame? Qualche volta ma… quanta fame?

Siamo sempre sicuri che ciò che mangiamo, quando ci sembra di avere fame, sia sempre corrispondente alle nostre necessità? O meglio, siamo sempre sicuri che la nostra fame esprima davvero la necessità di introdurre cibo e in quella quantità perché "è ciò che ci serve in quel momento" o non piuttosto un’abitudine, un desiderio, un piacere?

No, se ci troviamo in una condizione di sovrappeso, anche minima, no di sicuro. In tal caso abbiamo mangiato troppo per le nostre esigenze e per la nostra attività fisica.

In pratica… abbiamo una percezione della fame biologica non corretta.

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Un esempio?

Pensiamo agli animali selvatici, escludiamo pertanto dal nostro pensiero gli animali domestici o "umanizzati" (il nostro cane e gatto tanto per intenderci, o gli animali di allevamento, nutriti in modo artificiale per essere ingrassati e consumati). Pensiamo ad orsi, tigri ghepardi, lupi ecc. liberi nel loro ambiente naturale. Bene, vi sembra di aver mai visto uno di questi animali grasso? Una giraffa obesa? Un leone obeso? Non esiste.

L’uomo, al contrario, come abbiamo visto, sta ingrassando sempre di più.

Perché questa differenza?

L’animale non "umanizzato" possiede un meccanismo interno di autoregolazione che lo porta a cercare cibo e a consumarne quando ha "fame", cioè quando il proprio organismo ne sente il bisogno, e a interrompere l’assunzione quando è "sazio", cioè quando l’organismo sente che ne ha introdotto a sufficienza per le proprie esigenze. Molti animali, poi, hanno la consuetudine addirittura di nascondere l’eventuale cibo disponibile in eccesso per "momenti peggiori". Sanno sentire anche per il futuro le necessità del proprio organismo.

Questi animali mangiano per "fame". L’uomo no.

O meglio l’uomo "progredito" non più. L’uomo "progredito" può scegliere cosa, quando, come, dove mangiare, a che ora e con quali sapori, con chi e perché. Può decidere di mangiare molto o poco. Di no mangiare o di mangiare due volte. Ha una disponibilità di cibo pressoché illimitata.

L’uomo mangia per "appetito".

La FAME è il desiderio di mangiare quando il cibo manca. Spinge alla ricerca del cibo quando l’organismo lo richiede per sopravvivere e mantenersi efficiente.

Ci fa dire "…mangerei qualsiasi cosa…"

L’APPETITO è il desiderio di mangiare quando il cibo c’è ed è disponibile. Spinge alla scelta del cibo per golosità per abitudine, per socialità, per compensazione, per ansia, per noia, per abitudine, per rabbia, per mille motivi…ma non per sopravvivere…ci pone sempre nelle condizioni di scegliere tra varie possibilità.

Ci fa dire "…mangerei un cosa buona, una cosa che in questo momento desidero…altrimenti non mangio…"

E i nostri amici domestici? Stiamo abituandoli a mangiare per appetito, attribuiamo loro le nostre abitudini. Diventano golosi a non fanno più granché per procurarsi il cibo…ingrassano con noi.

La Sindrome dello "Yo – Yo" o del "Peso fluttuante"

Oggi la distribuzione del tessuto adiposo è un argomento di attualità non solo per gli ovvi motivi estetici (Obesità a "mela" oppure a "pera") ma anche perché recentissimi studi hanno dimostrato come una diversa distribuzione del grasso in eccesso si accompagni obbligatoriamente ad una diversa predisposizione a malattie collaterali indotte dal sovrappeso stesso.

La maggior parte del grasso in più, infatti, può essere distribuita prevalentemente nella parte superiore del corpo o meglio intorno agli organi interni (Obesità "Viscerale") o in zona Sottocutanea (Obesità Sottocutanea).

Gli uomini in genere tendono ad avere una distribuzione superiore, le donne inferiore. Dopo la menopausa però anche le donne possono accumulare il grasso nella metà superiore del corpo.

Si sa che, anche a parità di peso, se l’Obesità è di tipo Viscerale la comparsa di complicanze è maggiore. Si sa anche che cicli ripetuti nel corso della vita di dimagrimento e di recupero di peso portano ad un progressivo aumento del grasso viscerale, cioè superiore e possono fare in modo che una obesità viscerale sia il risultato di ripetuti cicli di perdita e recupero di massa adiposa.

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Non solo.

Un susseguirsi di perdite di peso dovute a perdite di massa magra porta inesorabilmente ad un recupero di peso dovuto a recupero di massa adiposa.

In altre parole: se perdiamo massa magra difficilmente potremo recuperarla. Il recupero di peso sarà sempre dovuto a recupero di grasso.

Questo può comportare la lenta e graduale sostituzione di parte della massa magra con massa adiposa.

Ecco il motivo principale per cui una terapia dimagrante deve sempre e comunque indurre solo la perdita di grasso.

Ecco perché la cosiddetta "Sindrome dello Yo-Yo" o sindrome del peso fluttuante" porta ad una maggiore possibilità di problemi fisici, per una facilità al deposito di nuovo tessuto adiposo in regione addominale. Di qui la sua pericolosità per la salute. Patologie quali diabete, calcoli della colecisti, ipertensione arteriosa, dislipidemie e soprattutto cardiopatie, ecc sembrano presentarsi con maggiore frequenza in soggetti che nel corso della loro vita hanno realizzato, per effetto di diete ripetute ( il cosiddetto "dieting"), cicli alternati di dimagrimento e di recupero. Ecco perché lo sforzo principale deve essere quello di dimagrire definitivamente, evitando il più possibile la possibilità di recuperi, dannosissimi per la salute.

Ma va sottolineata un’altra gravissima conseguenza di una condizione del genere. La perdita di fiducia. In sé stessi ("ho provato tante volte a fare la dieta, non ci riuscirò più…") e nelle strutture mediche ("Non c’è riuscito nessuno…"). Si tratta di una condizione pericolosa poiché se da un lato può contribuire ad aumentare la condizione di depressione o di ansia portando a rinunciare definitivamente dall’altro può spingere a tentare rimedi incongrui, irrazionali, spesso irresponsabili e quindi creare una nuova possibilità di false illusioni, nuovi danni per l’organismo, nuovi cali seguiti da nuovi recuperi.

Un programma dimagrante non può essere confuso con una dieta dimagrante. Un vero programma dimagrante è in realtà un insieme di terapie che devono indurre un calo di peso corretto, lento, equilibrato e soprattutto definitivo.

La sindrome dello "YO – YO"

Il punto di partenza è:    Terapia dimagrante scorretta   Il primo risultato illusorio è:   Perdita di peso ma dovuta a   perdita di massa magra. L’evoluzione obbligatoria è:

Recupero di peso

Talvolta poi…

Nuova cura scorretta.

DANNI PSICOLOGICI

  • Delusione, frustrazione
  • Perdita di fiducia in sé
  • Perdita di fiducia in sé
  • Depressione
  • Perdita del desiderio di curarsi

DANNI FISICI

  • Recupero di massa grassa
  • Aumento del grasso viscerale
  • Aumento del rischio
  • cardiovascolare e metabolico

Ma quanto devo calare?

Vediamo di fare alcune riflessioni su un concetto usato e …abusato: Il peso ideale e cerchiamo di chiarirne significato e valore.

Si tratta di uno dei concetti più comunemente utilizzati. Ognuno di noi ha un suo peso ideale e la domanda che più frequentemente ci si sente porre è proprio questa :

"Ma quale è il mio peso ideale…? Quale è il mio peso forma?"

In realtà va chiarito subito cosa significa e da dove deriva questo concetto.

Si indica come "peso ideale" o "peso forma" quel peso al quale statisticamente un certo organismo, quindi ognuno di noi, ha le minori probabilità di ammalarsi. Quel peso cioè al quale si ritiene sia possibile conservare il miglior stato di salute e si abbia la minore probabilità di contrarre malattie.

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Ma da dove deriva questa convinzione?

Svariate decine di anni fa le compagnie di assicurazione sulla vita degli Stati Uniti osservarono che la maggior parte delle persone ad una determinata età e ad una determinata altezza viveva più a lungo se il peso era contenuto entro determinati limiti. Non più alto e non più basso di un certo valore. Fu definito così il concetto di peso ideale. Concetto che fu più volte rivisto, modificato, rielaborato e corretto ma che in sostanza esprime il seguente concetto: il peso al quale si ha la migliore "aspettativa di vita".

Di seguito a ciò nacquero svariate tecniche e formule che tentavano, mediante calcoli più o meno complicati, di ricavare tale valore mediante astrazioni matematiche. Ne esistono moltissime, alcune attendibili altre meno.

Da tutto quanto sopra si comprende come il peso ideale sia un concetto teorico, basato su osservazioni statistiche e come tale spesso difficilmente applicabile. Pur conservando tutto il suo valore, infatti, spesso non è applicabile alla realtà. A volte il sovrappeso e le condizioni cliniche, fisiche o psichiche, sono tali da rendere poco proponibile una completa perdita dei chilogrammi in eccesso. Altre volte il valore espresso dalla bilancia, anche se di poco eccedente la norma, non si concilia con una valutazione estetica soddisfacente... Per questo motivo il "peso ideale" appare come un parametro che ha perso molto del suo significato e che oggi non è più corretto utilizzare come unico punto di riferimento in un programma dimagrante.

Come vedremo più avanti non è assolutamente obbligatorio che due diverse persone, della stessa età, dello stesso sesso, della stessa altezza abbiano lo stesso peso ideale. E’ molto probabile ma non è affatto obbligatorio.

Ricordiamoci sempre, infatti che:

perdita di peso = perdita di grasso

Un esempio?

Supponiamo di avere davanti a noi due persone molto simili, dello stesso sesso, della stessa età, della stessa altezza e dello stesso peso.

Il Sig. Grassi, impiegato, attività fisica scarsissima, una persona comune...

Età: 30 anni - Altezza: 1,80 - Peso 90 Kg - BMI: 27,8

Massa Adiposa: 40% del peso corporeo - Massa Magra: 60% del peso corporeo

Il Sig. Magri, sportivo, allenato, attività fisica elevata, un atleta vero e proprio... sportivo, allenato, attività fisica elevata, un atleta vero e proprio... sportivo, allenato, attività fisica elevata, un atleta vero e proprio...

Età: 30 anni - Altezza: 1,80 - Peso 90 Kg - BMI: 27,8

Massa Adiposa: 15% del peso corporeo - Massa Magra: 85% del peso corporeo

Come abbiamo visto entrambi hanno stesso peso, stessa altezza, stesso indice di massa corporea, parametri antropometrici molto simili... eppure uno di loro deve dimagrire e l’altro no. Perché?

In questo caso se ricorressimo al concetto di peso ideale ne deriverebbe la conclusione che entrambi devono perdere peso. Invece no. Perché ? Qual è la differenza tra questi due organismi?

Le masse corporee…o meglio la massa adiposa. Abbondante nel Sig. Grassi e pertanto assolutamente da ridurre e già ridotta nel Sig. Magri quindi da non diminuire ulteriormente.

Il Sig. Grassi deve il suo sovrappeso ad una abbondanza di massa adiposa, cioè di grasso, accumulata nel tempo per effetto di una alimentazione eccessiva e di una attività fisica scarsa.

Il Sig. Magri deve il suo peso ad una abbondanza di massa muscolare realizzata nel tempo grazie ad una efficace attività fisica e ad una alimentazione corretta e adeguata.

Ovviamente si tratta di un caso limite, solo pochissimi di noi hanno il tempo, la voglia, la possibilità e l’intenzione di diventare come il sig. Magri eppure questo paragone illustra perfettamente un concetto:

è solo l’eccesso di GRASSO CORPOREO e NON IL PESO a determinare la necessità o meno di "dimagrire" cioè di diventare più magri, cioè, in altre parole, di perdere massa adiposa.

Non esiste altro modo per perdere peso volontariamente che perdere massa adiposa. La perdita di massa muscolare sarebbe un guaio, un evento fisiologicamente non favorevole.

Non per nulla si dice "dimagrire", cioè "diventare più magri" e non "diventare più leggeri"…

La serie di considerazioni poste appare tanto più vera ed efficace quanto più riflettiamo su alcuni dati di fatto.

Il peso ideale, così come prima definito, è un concetto ingannevole e non più perfettamente aderente alla realtà. Un concetto da non utilizzare appieno per un programma dimagrante e per valutare l’entità ragionevole dell’obiettivo che vogliamo raggiungere.

Il peso ideale è stato in parte sostituito da un altro parametro di riferimento, più reale e più aderente alle esigenze attuali: il contenuto di grasso ideale.

In base a ciò sarà possibile determinare con serenità il vero obiettivo. Il peso ragionevolmente desiderabile.

DATI DI RIFERIMENTO PER IL CONTENUTO IDEALE DI MASSA ADIPOSA valutati in percentuale rispetto al peso corporeo

  • dai 18 ai 24 anni = meno del 22%
  • dai 25 ai 29 anni = tra il 22% e il 25%
  • dai 30 ai 35 anni = tra il 26% e il 27%
  • dai 36 ai 40 anni = tra il 27% e il 28%
  • dai 41 ai 50 anni = tra il 28% e il 30%
  • sopra i 50 anni= tra il 30% e il 32%

Dati riferiti ad una popolazione femminile in buona salute e non in condizioni di allenamento atletico.

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Informazioni a cura di Gianfranco Viasetti

Last update: 26 Novembre 2011

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Diete dimagranti

Come dimagrire

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